sabato 2 luglio 2011
Botanique
sabato 16 maggio 2009
sulle orme dei Taraf
beh, senza dubbio vorrei stare in mezzo a loro
Un gruppo di ebrei
che cerca di raggiungere la terra santa
e un gruppo di zingari,
di chiara etnia ROM,
che vuole raggiungere l'India
dal loro incontro nasce questo
che è come vorrei che fosse
la mia prossima festa
semplicemente
MERAVIGLIOSO
tratto dal film
Train de vie - di Radu Mihaileanu
venerdì 8 maggio 2009
perchennò
con persone importanti,
con comunicazione non solo verbale,
con interpretazioni non solo linguistiche.
di emozioni vissute in un particolare contesto,
semplicemente perchè in quel posto e in quell'istante
mille correnti di aria si sono incrociate,
e si percepisce quell'istante,
culmine di esperienze e percorsi,
scorrere sotto i propri occhi,
senza rendersi realmente conto
di ciò che è successo.
sogni che non si dissolvono,
che non fanno solo sorridere,
ma sai che ti stanno dicendo qualcosa
ma proprio non riesci a capire da dove arrivano.
Non sarebbe bello riuscire a rivivere queste situazioni?
tornare indietro con il tasto RWD,
e con una nuova lucidità ripetere quella situazione?
e chessò, avere la possibilità di stare dall'altra parte,
per provare a capire cosa provano gli altri,
per poter riflettere su se stessi, sugli altri e sul perchè delle nostre scelte.
Non voglio dire di poter tornare indietro per cambiare le scelte,
ma tornare indietro per capire come quelle scelte ci hanno cambiato,
o semplicemente cambiare in base alle scelte fatte
o capire da dove quella scelta è arrivata.
avete mai sentito parlare di psicodramma?
beh non so se sia proprio questo,
ma per me, per la mia esperienza,
mi è servito a questo.. e a tanto altro.
Su questo sito troverete informazione su una serie di esperienze di psicodramma.
per me è stata un esperienza molto importante,
su vari livelli.
La persona che conduce queste esperienze è senza dubbio un genio.
quindi fidatevi di lei, se vi fidate di me.
e se avete voglia di fare questa cosa.. beh andate a guardare di che si tratta
lunedì 27 aprile 2009
Ombre
Le ombre delle persone e quelle delle cose.
Le ombre delle persone sono sempre contente.
Quando che stanno davanti alla persona pare che guardano dove metterà il piede:
su un sasso liscio, un pezzo di carta o la morbida terra.
Quando che, invece stanno dietro alla persona pare che passano sull'impronte che ha lasciato
con una certa curiosa nostalgia.
Le ombre delle persone c'hanno rispetto della persona loro!
Un rispetto che diventa pure venerazione. Una cosa seria, insomma.
Mentre le ombre delle cose sono differenti.
Quello che nelle ombre delle persone è rispetto e venerazione,
nelle ombre delle cose diventa rabbia e invidia.
Le cose stanno immobili.
A volte ci restano per una vita, per un'eternità...
e le ombre delle cose gli si muovono attorno come bestie al guinzaglio.
E c'hanno un invidia terribile dell'immobilità delle cose.
Te ne parti per una vacanza e lasci una bottiglia appoggiata sul tavolo.
E così ci rimane per una settimana.
L'ombra della cosa si confonde nell'ombra della casa.
Al buio.
Poi appena torni,
accendi la luce,
e l'ombra della bottiglia a un certo punto spunta fuori dal buio.
E si va a girare chissa dove... e questo solo per una lampadina accesa.
Le ombre dele cose vorrebbero essere immobili come le cose stesse"
..che chiaramente non è mia.
E' di Ascanio Celestini in "La fabbrica", Cecafumo.
mercoledì 11 marzo 2009
Arrivederci Ganesha
pare proprio che l'esperienza ganesha
stia per volgere al termine.
causa diatribe varie,
circostanze sfortunate
e ulteriori ricerche in generale
mi ritrovo ad abbandonare,
con rammarico,
il progetto cominciato ormai sei mesi fa.
nonostante rimanga un angolo di vita fondamentale,
metto tutto nello zaino,
e ricomincio il mio viaggio.
Forse tornerò un giorno,
ma per ora se passate di li
non mi troverete nell'orto a togliere le lumache dai cavoli,
a rincorrere le galline per rimetterle nel pollaio,
a raccogliere mandorle dagli alberi,
a togliere le erbacce per farci il compost.
No.
e visto che Battisti mi sta accompagnando in questo periodo,
altra di lui citazione, meno nota
a presto mie nuove notizie..
Perché tu non vieni insieme a noi
in paese fra la gente insieme a noi
in quella cascina così solo cosa fai
La domenica la messa finalmente sentirai.
No non mi va preferisco restare qui
ho la vacca ed il maiale non li posso abbandonar così
pompar l'acqua del canale poco fieno nel fienile troppo da fare
prepararmi da mangiare un'occhiata sempre all'orto
quando è sera stanco morto mi diverto solamente a dormire.
Sì ma non è vita questa qua
se ti compri il vestito della festa
chissà potresti anche far girar la testa
e se poi non ci riesci
appena fuori dal paese c'è la giostra.
No non mi va preferisco restare qua
io in paese ci ho vissuto già qualche mese
se di notte fai un passo con la lingua
che è un coltello ti tagliano gli abiti addosso
e se parli a una ragazza che è già stata fidanzata
loro ti mettono due timbri: ruffiano e prostituta
e se qualcuno non difende i suoi interessi con le unghie e con i denti
è degradato ad ultimo dei fessi per non dire degli impotenti.
Avrai anche un dancing per ballare
e poi un biliardo per giocare
avrai un'osteria dove tu puoi bere
e poi il televisore da guardare,
potrai anche peccare se lo vuoi!
No non mi va molto meglio restare qua ,
no non voglio entrare in mezzo all'invidia e la perfidia
non voglio stare a duellar fra gelosie sporche dicerie
e bigottume delle dolci e care figlie di Maria
e la politica del curato contro quella della giunta
tutti lì a vedere chi la spunta
e sorrisi e compremessi e fognature dentro i fossi
no no io non ci sto
no no io non ci sto
Io non posso parlare solo di calcio e di donne
di membri lunghi tre spanne non posso parlare
di tutte le corna del droghiere
e dell'ulcera duodenale del padre del salumiere
non posso parlare
Potrai avere un giorno anche dei figli!
Per farli diventar così preferisco alleva vitelli e conigli!
(le allettanti promesse - Battisti, Mogol)
giovedì 5 marzo 2009
bipolarismo
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi.
Troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante,
e quasi sempre dietro la collina è il sole.
Ma perché tu non ti vuoi azzurro e lucente,
ma perché tu non vuoi
spaziare con me
volando intorno la tradizione,
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui
giù... giù... giù...
e noi ancora ancor più su,
planando sopra boschi di braccia tese,
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età.
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini,
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini.
e più in alto e più in là..
(se chiudi gli occhi un istante)
ora figli dell'immensità.
Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie.
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie.
Non non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché
non mi dai la tua mano
perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina
che giorno è...
E dando un calcio ad un sasso
residuo d'inferno e farlo rotolar
giù... giù... giù...
(La collina dei ciliegi - Battisti Mogol)
lunedì 14 luglio 2008
il profumo è fratello del respiro
ambiguamente ripenso ai contenuti
ansia di raccontare,
ho fatto questo
ho fatto quello
rileggendo,
scorrendo il dito verso sinistra
riguardo a quando
nulla c'era da raccontare
e per questo
dal mio cappello pieno di crini ammutinati
lasciavo fuoriuscire
conigli erranti sotto forma
di architetture linguistiche
o si vive o si scrive
raccontavo anni fa
ma nel viaggio gli occhi
riposano nel sonno
domani si riparte
dopo montagna e mare
vado in città
dove la gente va di fretta
e il riso è quello istantaneo
per insalate frettolose
per chiacchiere ad un tavolo di un bar
Parigi...
la puzzolente Parigi
"Al tempo di cui parliamo,
nella città regnava un puzzo
a stento immaginabile per noi moderni.
Le strade puzzavano di letame,
i cortili interni di orina,
le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti,
le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone,
le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia,
le camere da letto di lenzuola bisunte,
dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro di vasi da notte.
Dai camini veniva puzzo di zolfo,
dalle concerie veniva il puzzo di solventi,
dai macelli puzzo di sangue rappreso.
La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati,
dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti,
dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi,
quando non erano più tanto giovani,
veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali.
Puzzavano i fiumi,
puzzavano le piazze,
puzzavano le chiese,
c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi.
Il contadino puzzava come il prete,
l'apprendista come la moglie del maestro,
puzzava tutta la nobiltà,
perfino il re puzzava,
puzzava come un animale feroce,
e la regina come una vecchia capra,
sia d'estate sia d'inverno.
Infatti nei diciottesimo secolo
non era stato ancora posto alcun limite all'azione disgregante dei batteri
e così non v’era attività umana,
sia costruttiva sia distruttiva,
o manifestazione di vita in ascesa o in declino,
che non fosse accompagnata dal puzzo.
E naturalmente il puzzo più grande era a Parigi,
perché Parigi era la più grande città della Francia.
E all'interno di Parigi c'era poi un luogo dove il puzzo regnava più che mai infernale,
tra Rue aux Fers e Rue de la Ferronnerie,
e cioè il Cimetière des Jnnocents.
Per ottocento anni
si erano portati qui i morti dell'ospedale Hôtel-Dieu
e delle parrocchie circostanti;
per ottocento anni,
giorno dopo giorno dozzine di cadaveri
erano stati portati qui coi carri e rovesciati in lunghe fosse;
per ottocento anni in cripte e ossari si erano accumulati,
strato su strato,
ossa e ossicini.
E solo più tardi, alla vigilia della Rivoluzione Francese,
quando alcune fosse di cadaveri smottarono pericolosamente
e il puzzo del cimitero straripante
indusse i vicini non più a semplici proteste,
bensì a vere e proprie insurrezioni,
il cimitero fu definitivamente chiuso e abbandonato,
e milioni di ossa e di teschi
furono gettati a palate nelle catacombe di Montmartre,
e al suo posto sorse una piazza con un mercato alimentare."
Patrick Süskind, Il profumo, Longanesi & C.
mercoledì 7 maggio 2008
la peña del puma
la plaza del pumarejo (che non si legge pumareio ma pumareco, con una c catarrosa)
sta in mezzo tra la macarena, il barrio dove vivo e l'alameda, un'altra piazza, quella dei frikettoni, per intenderci.
in realta, con l'allargamento del centro
(che le case che prima erano popolari ora sono residenze per gente ricca e così la gente è trasportata fuorifuori, della serie ogni mondo è paese)
il pumarejo comincia a essere una vittima appetibile.
il problema
(o la soluzione, dipende dai punti di vista)
è che un giorno la gente di qua si è preso un edificio disabitato,
l'ha occupato, e comincia a fare attività culturale,
per dire ai vari decisori di turno, non rompeteci il cazzo che coi vostri soldi ci puliamo il culo.
bene,
la piazza del pumarejo è a forma quadrata,
ci si affacciano 3 bar sui lati larghi e in un lato stretto c'è un centro de salud.
sull'altro lato stretto c'è un negozio,
che sinceramente non so che cosa venda, visto che quando ci vado io è sempre ora di chiusura.
su uno dei due lati lunghi, dove c'è un solo bar, c'è il centro vecinal,
di cui sopra,
che è come uno spazio dove le persone che lo gestiscono fanno attività di vario genere.
il giovedi sera per esempio c'è la peña del puma,
dove bambini ragazzi giovani e adulti suonano cantano e ballano flamenco.
flamenco semplice, alternativo, allegro.
In realtà sevilla è piena di locali dove fanno flamenco,
vedi la carboneria per esempio,
però è il flamenco classico, quello per guiri
(vedi post precedente),
e dove la birra cosa 1,5 euro, mentre nel puma cosa 1 euro
(anche se a volte il frigorifero da appartamento non riesce a garantire che siano sempre fredde...
ma va bene uguale, c'è sempre il tinto di verano per le emergenze).
la cosa ancora più bella è che il giovedì si riunisce tutta una tipologia di fauna super variegata:
bambini che giocana a palla con la maglia del betis,
gente seduta ai tavoli dei bar bevendo birra e mangiando tapas varie
(serranitos, calamares, caracoles o croquetas)
gente sedute per terra sui gradini o dove capita bevendo birra
(in questo caso però rigorosamente birre da litro, a 1,5 euri comprate nei bar un po' più nascosti),
cani vari che corrono abbaiano e fanno i cani
e infine la moltitudine vagabonda sevillana,
che li si riunisce e sempre trova qualcosa di cui parlare.
se qualcuno mi cerca,
già lo sa che il giovedi sto li,
prima bevendo litrona fino alle 10.30,
e dentro al centro vecinal,
seduto sulle scalette che portano al patio
con un sorriso grande come la luna nuova e gli occhi brillanti di emozione.
che il flamenco, ragazzi,
il flamenco del pumarejo,
è davvero qualcosa di prezioso
[non sono riuscito a trovare un video delpumarejo,
ma la gente che appare qui, sono alcuni che ballano lì..
considerate che questo è la versione "spettacolo di strada per turisti".......]
lunedì 24 settembre 2007
MenevojoannÁ
Sabato fu serata speciale
sarà per i balletti pizzicosi,
sarà per le panciate,
sarà per le spinte e le botte,
sarà per le chiacchiere nel girotondo,
sarà per il buco e per la pannocchia,
sarà per il bicchiere quasi rubato,
per il maega rave,
per le prime sigarettine del cuoco....
insomma per tante cose.
per la mente libera... finalmente.
che il weekend si sa, serve a quello,
ma sabato me la sono proprio liberatA.
e poi perchè ho sentito una canzone,
che ll'ho sentita tante tante ma tante volte.
ma sabato non c'è n'è stata una meglio.
lo so CHE parlare di partire di partenze e di partite (??)
dopo un po' sFinisce.
ma volevo dire solo due-tre cosette giusto per fissarlo ai posteri:
- una vacanza è diversa da un viaggio.
- quando il rischio non è in quel che lasci ma in quel che trovi, beh, tocca partì
- che lo spazio e il tempo non possono essere cause di rotture di rapporti, anzi,
prendi, porta a casa e fai vedere
detto ciò vi lascio il testo della canzone di cui sopra, che ogni tanto,
pemmòchestoqquà
me la rileggo col sorriso da deficiente
MenevojoannÁ - Radici Nel Cemento
Ma dimme un pò a me chi me lo fa fà?
De stammene qua dentro a sta città
che sò du' anni che nun cambia niente ormai.
E se cambia è in peggio, che nun ce lo sai
nun ce la faccio più! Nun ce la faccio più.
Ma lo sai che c'è? E che quando tocco er fonno
me viene voglia de partì
... me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me va più de stà qui
e allora prendo i miei vecchi stivali
apro l'atlante e me spuntano l'ali
decido 'n fretta dove vojo annà
se in Messico, in Cina o in Madagascar...
E la noia se ne vola via, e la tristezza se ne vola via
la paranoia se ne vola via e l'amarezza se ne vola via...
Eppoi... nun te ne parlo, mo ch'ho perso er posto de lavoro
e so du' mesi che tiro avanti ma senza decoro
e che te lo dico a fà pure la donna m'ha lasciato
e solo sò rimasto come 'n cane abbandonato
nun ce la faccio più, nun ce la faccio più...
Ma lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno sì...
e nun me và più de stà qui
e allora prendo lo zaino più grosso
ce ficco dentro tutto quello che posso
io non aspetto e mo me dò in Africa, in India e pure in Equador
e la noia se ne vola via...
Me ne vojo annà, me ne vojo annà, me ne vojo annà
lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me và più de stà qui...
Ma poi ce penso che io nun c'ho un sòrdo,
se parto arrivo forse all'aeroporto
e allora poso i miei vecchi stivali,
chiudo l'atlante e me cascano l'ali
me sò sbajato me tocca stà qua
e l'amarezza no nun se ne va.
Però 'na canna me la vojo fà
hai visto mai quarcosa ha da cambià
un giorno er viaggio me lo faccio davvero
e mentre fumo me viene un pensiero...
Riprendo i miei vecchi stivali
riapro l'atlante e me tornano l'ali
comincio 'n viaggio con la fantasia
e l'amarezza se ne vola via...
venerdì 21 settembre 2007
Convento - abiti da(i) monaci
oggi è capitato nuovamente.
ma spero che non ricapiti per un bel po'.
e non che ora io voglia fare l'anticonformista, il rivoluzionario, il frikkettone
per quello c'ho tanto tempo e non c'ho proprio voglia di cominciare
ADESSO
è solo che, la cravatta, io, proprio non riesco a sopportarla.
la camicia, ancora ancora, anzi, ad essere sincero, la si può mettere, mi piace
ma la cravatta, proprio NO, per un po'...... no.
(di giacca se ne può parlare, di certo non oggi che fa stucazzdcald'.......)
in relazione a questo da quando son tornato non metto più la cintura...
insomma, un po' perchè non la trovo più, un po' perche no.....
e invece ieri,
tornando dalla cena con FAVLO dagli egiziani,
piuttosto brillo,
ho sentito questa canzone, che mi ha fatto sorridere.....
e come al solito ve la propongo.... il buon vecchio edoardo...
un po' lunga ma devo dire...
grossa soddisfazione
In fila per tre
Edoardo Bennato
Presto vieni qui, ma su, non fare così,
ma non li vedi quanti altri bambini
che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
che sono bravi e che non piangono mai
è il primo giorno però domani ti abituerai
e ti sembrerà una cosa normale
fare la fila per tre, risponder sempre di si
e comportarti da persona civile
Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
ad amar la patria e la bandiera
noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
e discendiamo dagli antichi Romani
E questa stufa che c'è basta appena per me
perciò smettetela di protestare
e non fate rumore, quando arriva il direttore
tutti in piedi e battete le mani
Sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte,
ora farò di te un vero uomo
ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l'onore,
ti insegnerò ad ammazzare i cattivi
e sempre in fila per tre, marciate tutti con me
e ricordatevi i libri di storia
noi siamo i buoni e perciò abbiamo sempre ragione,
andiamo dritti verso la gloria
Ora sei un uomo e devi cooperare,
mettiti in fila senza protestare
e se fai il bravo ti faremo avere
un posto fisso e la promozione
e poi ricordati che devi conservare
l'integrità del nucleo familiare
firma il contratto, non farti pregare
se vuoi far parte delle persone serie
Ora che sei padrone delle tue azioni,
ora che sai prendere decisioni,
ora che sei in grado di fare le tue scelte
ed hai davanti a te tutte le strade aperte
prendi la strada giusta e non sgarrare se no
poi te ne facciamo pentire
mettiti in fila e non ti allarmare perchè
ognuno avrà la sua giusta razione
A qualche cosa devi pur rinunciare
in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere
perciò adesso non recriminare
mettiti in fila e torna a lavorare
e se proprio non trovi niente da fare,
non fare la vittima se ti devi sacrificare,
perché in nome del progresso della nazione,
in fondo in fondo puoi sempre emigrare
ehi ehi, ehi, avanti, ehi avanti in fila per tre...
giovedì 7 giugno 2007
citazioni
"gli uomini,
riponendo la loro fiducia
in ciò che è scritto,
crederanno
di comprendere le idee,
ma così facendo
le prenderanno dal di fuori
per mezzo di segnali esterni
e non dal di dentro,
per conto proprio...
Imbottiti di presunte conoscenze
che non hanno realmente acquisito,
si riteranno capaci di giudicare tutto,
quando a rigore
non sanno nulla e,
inoltre,
saranno insopportabili,
perchè invece di essere saggi come essi suppongono,
saranno soltanto un cumulo di frasi"
(Platone, Fedro, quasi 24 secoli fa.....citato da Ortega y Gasset ne La missione del bibliotecario a sua volta citato dal cuoco latinista in una mail da lui inviatami)
venerdì 20 aprile 2007
Satura
...vedi Ladaina...
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.
(Eugenio Montale, Satura II)
venerdì 13 aprile 2007
mattina
i boccali di birra
si alternavano
ai caffelatte
noi,
quasi estranei al fatto di consumarli,
conversavamo amabilmente
citato a memoria
mezzo sbronzo,
iersera
dal cuoco bibliotecario,
da Cronache di Bustos Domeq
di J.L. Borges e A. Bioy Casares
giovedì 5 aprile 2007
per caso
Che quando ad un certo punto della strada,
con gli occhi ancora appiccicaticci e lucidi di sogni,
che no oggi proprio per un po' non voglio sentire parole senza musica
che c'è sempre un pochino di succo di limone che scorre di dentro
ti ricordi che nella raccolta MP3 da 16GByte con dentro tutto quello che t'è passato per la testa l'altra sera mentre scaricavi, c'era quella canzone... com'è che si chiamava? che mi sa che era pure la colonna sonora di qualche film... il file cominciava con TARM... massì tre allegri ragazzi morti... che gli hai sentiti alla radio e te li sei scaricati... ma non è che ti hanno convinto... però quel pezzo...
Il mondo prima che arrivassi te
(tre allegri ragazzi morti)
Era bello vedere che il verde ritorna e che si svegliano i ghiri
era bello sapere che dopo l'inverno la voglia ritorna anche a te
(che dopo l'ultimo post tristetristetriste c'era bisogno di primavera)
era bello sapere che solo d'estate come gli insetti sui fiori
era bello vedere i capelli bruciare e cambiare colore
era bello vederti nuotare andare in fondo per poi risalire
era bello star svegli la notte e tutto il giorno dormire
(che 'ste quattro frasi... che belle..)
il mondo prima che arrivassi te
(che in realtà non l'ho capito il ritornello)
era bello cadere d'autunno sopra le foglie come le foglie
era bello sentirti cantare giù per le scale
era bello vederti ballare
era bello, era bello
il mondo prima che arrivassi te
era bello il cielo d'inverno come i tuoi denti
era bello sentire le tue mani fredde cercare qualcosa di me
era bello i tuoi piedi sopra le cosce
un po’ come fossimo in moto
ma distesi sul letto mio fresco
quasi come guidassi tu
(bella immagine)
e allora poi mi sono ascoltato anche gli altri pezzi...
e alla fine devo dire
Sarà stato un grosso caso averli scaricati...
...che però se non li avessi scaricati,
oggi il mio sorriso sarebbe stato diverso
mercoledì 24 gennaio 2007
Luna di città d'agosto
che sembri solamente mia
in questo asfalto posto
con la gente che se n'è andata via
luna di città d'agosto
mi piace guardarti la schiena
mentre sei girata verso il mare
in questa nottata serena
va e dille che sto bene
di non pensare a me
di lasciar perdere
il vento soffia e il tempo passerà
palazzi e strade come scenografie
di uno spettacolo
che è andato male
coi ballerini che tolgono il trucco
per ritornare a cominciare a sognare
luna di città d'agosto
raccontami un' altra bugia
fammi riscaldare davanti
al fuoco caldo della malinconia
va e dille che sto bene
di non pensare a me
di lasciar perdere
il vento soffia
e il tempo passerà ...
(jovanotti - Luna di città di agosto)
..che poi si sa che jovanotti o si odia o si ama. io no. ora. l'ho amato in passato ma non posso odiarlo, non si può odiare chi si ha amato.
(o forse si odia solo chi si è amato)
comunque sia un buon salto di qualità considerando che prima di amare lui amavo Marco Masini
(perchè l'hai detto? cosa penserà la gente di te ora?)
ma ora è un buon ricordo
(sai quei ricordi a 5 sensi che ti coivolgono su varie dimensioni)
bene questa è una canzoni di quelle. non tanto conosciute, ma che mi ricorda me affacciato al balcone del 5 piano, con il balcone che dava sulla città, a guardare il mondo;
(non so perchè ma ne avevo uno con vista mare... ma preferivo lo sfasciacarrozze e i palazzoni e le macchine e la gente che camminava)
e allora luna di città di agosto, e via al ritornello massacrarsi, per qualcuna che non c'era ma che avresti voluto ci fosse, ma sentendolo quasi c'era...
e poi la luna di città, che forse è una cosa che gli antichi non avevano, tipo la luna che si nasconde dietro un palazzone, o poggiata in fondo su un muro che contornava un qualcosa di nascosto
(hai presente quando c'è la luna gigante e bassabassabassa?)
e poi forse qualcuna c'era. c'era. ma che brutta fine ha fatto quel sogno.
un desiderio che va a male, e diventa acido, lascia l'amaro in chi è amato ed in chi ama.
(..fammi riscaldare davanti al fuoco caldo della malinconia..)
grazie a chi, e non so chi, mi ci ha fatto ripensare.
Bellissima questa canzone
(..anche la musica è splendida..)
giovedì 7 dicembre 2006
che vuol dire?
Più il
filo
è lungo,
più l'
aquilone
vola in
alto...
(Bacio perugina, oggi)
mercoledì 6 dicembre 2006
Senza eta'
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d'amore
ogni cosa passa e lascia
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me
Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me
(Vinicio, scivola vai via)
Un immagine mi è venuta in mente ieri ascoltando questo pezzo
nella versione sgraffia e sanguinosa di live in volvo.
L'immagine era una donna con unghia di ghiaccio che percorreva
un declino ghiacciato..scivolando via..nonostate il graffio ghiaccioghiaccio
Il ghiaccio scivola sul ghiaccio.
forse semplicemente bisogna tenere la testa impegnata
e non concentrarsi.. non focalizzarsi.. far finta di niente.
distaccato si sta meglio. e quando ci sarà bisogno di coivolgersi beh,
sara un bagno di fuoco, che per il ghiaccio, non vuol dire altro che sciogliersi.
una volta parlando con un mio amico (ok era un monologo)
mi chiedevo se la felicità fosse per tutti.
c'è gente realizzata a starci male male ma male.
e non è capace di gestirla la felicità,
che dietro la felicità si nasconde sempre qualcosa, che non sono cereali..
qualè il problema di questa verità?
la pesantezza.
che uccide l'ironia,
che alimenta il vittimismo,
che trasforma il cinismo da commedia in pessimismo da tragedia.
E allora distraiamo le nostre menti e non ci pensiamo.
Gli americani per esempio, c'hanno tutte ste commedie senza pensieri, questi film violenti senza capo ne coda, queste trame autocontenute che cominciano finiscono e te ne dimentichi.
Per esempio ieri ho visto "50 volte il primo bacio",
l'avevo già visto è c'ho pure la soundtreck(;-)
un film che il cuoco bibliotecario ha definito non credibile.
ma alla fine un bel lieto fine e per due ore non si è pensato.
lo dice sempre mia nonna:
"pensa e ripensa e nel pensar divenne pazzo!"
martedì 3 ottobre 2006
Escluso il Cane
Contenuti Omogenizzati per Blog neonato,
ribadisco enfasi poetica causa
- natura indotta di Aramolshu;
- risvolti MALINCONOICI di temporaneo approccio SERVODELLAGLEBA periodicamente amante romantico dell'amore
- adorazione nei confronti di esponenti culturali di spessore e contenuto
Dedico questa pagina al poeta eccelso Rino Gaetano, e ad una delle sue canzoni che con, enfasi canina, delinea un quadro deliziosamente medidativo e sensibile all'emozioni di qualsivoglia profumo...
e una pensiero a colui che a s. Lorenzo nella notte (in)bianca(o) l'ha citata in maniera contestualmente PERFETTA.. il compaesano(o quasi) CAPAREZZA...
Escluso il cane
Rino Gaetano
R. Gaetano
(1977)
Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
ma togli il cane
escluso il cane
tutti gli altri son cattivi
pressochè poco disponibili
miscredenti e ortodossi
di aforismi perduti nel nulla
Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
se togli il cane
escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c'è un cannone
e un elisir di riflessione
e tu non torni qui da me
perchè non torni più da me
Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
ma togli il cane
escluso il cane
paranoia e dispersione
inerzia grigia e film d'azione
allestite anche le unioni
dalle ditte di canzoni
e tu non torni più da me
perchè non torni più da me
e tu non torni qui da me
perchè non torni più da me
Mi sa che Aramolshu stà venendo su un po' troppo sensibile...
mi do da fare abbiate pazienza...
Scopo e Poesia
Giusto per cominciare a dare un po' di carattere ad aramolshu, che come un bambino cresce a seconda di quel che gli si mostra.. ecco un quesito frescofresco ma vecchiovecchio
Ma a che serve la poesia?
1.rendere eterna una emozione che di per se è sfuggevole
2.non soffocare il dolore lasciandolo uscir fuori dandone significato
3.per conquistare le donne (forse un tempo...)
Il mio cuoco latinista un giorno mi fece ascoltare la canzone dei Têtes de bois, in realtà con il contributo del supermusicante Daniele Silvestri, che parla di passeggiate e amori di fumo.. strepitosa, ma ancor più strepitosa è stata la scoperta, sempre del cuoco latinista, che la canzone in realta era una poesia di Rimbaud scritta, scusate la vaghezza, tanti e tanti anni fa.. questo mi supporta nella prima risposta al quesito..
godetevele entrambi..
Ferrè, l'amore e la rivolta (Têtes de bois)
Non si può essere seri a diciassette anni
Non si può essere seri a diciassette anni
locali rumorosi di luci sgargianti
con i bicchieri freschi di limonata fresca
e sotto i tigli verdi a passeggiare e basta
e sono belli i tigli quando giugno arriva
e l'aria è così dolce che se la si respira
si sente bene il suono della città vicina
si sente bene il vino mischiato alla benzina
E poi all'improvviso guardare più lontano
scoprire un po' di cielo in mezzo a qualche ramo
e quell'azzurro scuro pare trafitto appena
da una stellaccia bianca che dolcemente trema
diciassette anni a giugno e ci si lascia andare
la linfa è uno champagne che ti farà ubriacare
e sulle labbra schiuse immaginare un bacio
e poi dimenticare di non averlo dato
Mentre il cuore sogna romanzi d'appendice
ti sembra di vedere in quella poca luce
il volto di una donna che donna non è ancora
però come si muove se ti guardasse ora
Visto che ti trova immensamente ingenuo
mentre fa ballare leggermente il seno
lei si gira e segui il movimento
ma poi non parli più però rimani attento
E sei innamorato
innamorato perso
sarai noleggiato fino al trenta agosto
e gli amici intorno se ne andranno presto
fino al giorno in cui ti avrà risposto
E quella sera andrai al solito locale
stessa limonata identico rumore
non si può essere seri a diciassette anni
sotto i tigli verdi e passeggiare lenti
Arthur Rimbaud – "Romanzo"
I
Non si può essere seri a diciassette anni.
Una sera al diavolo birra e limonate
E i chiassosi caffè dalle luci splendenti!
Te ne vai sotto i verdi tigli del viale.
Come profumano i tigli nelle serate di giugno!
L'aria talvolta è così dolce che chiudi gli occhi;
Il vento è pieno di suoni – la città non lontana –
E profuma di vigna e di birra...
II
Ed ecco che si scorge un piccolo brandello
D'azzurro scuro, incorniciato da un piccolo ramo,
Punteggiato da una cattiva stella, che si fonde
Con dolci brividi, piccola e tutta bianca...
Notte di giugno! Diciassette anni! Ti lasci inebriare.
La linfa è uno champagne che ti sale alla testa...
Si vaneggia; e ti senti alle labbra un bacio
Che palpita come una bestiolina...
III
Il cuore, folle Robinson nei romanzi,
Quando, nel chiarore di un pallido fanale,
Passa una signorina dall'aria incantevole,
All'ombra del terrificante colletto paterno...
E siccome ti trova immensamente ingenuo
Trotterellando nei suoi stivaletti,
Si volta, lesta, con movimento vivace...
E sulle tue labbra muoiono le cavatine
IV
E sei innamorato. Preso fino al mese d'agosto.
Sei innamorato. I tuoi sonetti la fan ridere.
Gli amici se ne vanno. Sei di pessimo gusto.
Poi l'adorata una sera si è degnata di scrivere...!
Quella sera... torni ai caffè splendenti,
Ordini birra o limonata...
Non si può essere seri a diciassette anni
Quando i tigli sono verdi lungo il viale.
AH! Si accettano ulteriori risposte alla domanda iniziale, si accettano anche citazioni celebri.. che sicuramente qualcuno avrà fatto!!