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venerdì 19 marzo 2010

aquilone e tanti baci


Nuvole di fumo in fondo alla città
nuvole di vento, lo scirocco, come artigli nel cielo
Per il resto cielo azzurro limpido
e il verde di piante spontanee
a cercare spazio tra le pietre allineate
dei marciapiedi rotti

erba dove non ce n'è mai stata
quando, forse, sarebbe servita.
Terra non più calpestata dei piedi piccoli,
piedi ormai cresciuti
fermi ad aspettare
in quella file, lenta.

e alzare lo sguardo quando ti viene in mente.
E controllare che ci sia ancora movimento,
che ci sia ancora il respiro,
lento e leggero, quasi invisibile agli occhi.
Ed essere sorpreso da un sorriso inatteso,
ma sperato,
che libera,
per un attimo
gli stanchi pensieri arrab
biati.

domenica 14 febbraio 2010

Domenica malinconica a Bologna

oggi domenica malinconica a Bologna
sarà per il san valentino a 4000 km di distanza
ma anche no, fate voi

sicuramente sono i 4000 km di distanza
tuttiggiorni

sarà il cielo grigio dopo lo ieri di sole
sarà il freddo che entra dalla finestra mezza aperta
per far combiare un po' l'aria del bilocale

sarà l'ipod che continua a propormi pezzi buoni per l'anima
(che chissa chi ce l'avrà messi qui pezzi li... forse io?)

sarà questo bizzarro meccanismo che mi fa continuare a cucinare
e a riempire il frizer nuovo del frigo arancione
in attesa che venga qualcuno con il quale condividere quei sapori

sarà l'eco del silenzio qualche stanza piullà.
...

sarà la forza della reGina che stenta a venir fuori,
che la speranza non è sempre così automatica

saranno i sassi per terra che fan mettere i piedi storti
e i ginocchi che ne subiscono le conseguenze.

sarà che i tegicristalli non si muovono più
e anche una lieve pioggerellina mi impedisce di vederci chiaro
o lo specchietto alla destra che qualche sprovveduto ha sfasciato
e che mi rende difficile guardare dietro

sara il risotto al radicchio e quella mezza lasagna consumata a pranzo
sarà stato il risveglio svogliato alle 11 di mattina
con gli occhi che avrebbero voluto rimanere occhi chiusi

o la pianola che ancora non riesco a suonare
o le migliai di storie che vorrei scrivere ma che rimangono quaddentro
a fare un bel po' di caciara.

che poi la caciara è dove fanno il cacio...

venerdì 25 settembre 2009

ribadimenti

che aver ragione a volte non serve niente,
lo dicevano i tiromancino e qui lo ribadisco
e aggiungo
aver ragione non serve a niente
soprattutto se nella corsa verso la ragione
si è tristi e affranti

e allora preferisco
fare le cose giuste,
senza andare a convincere la gente di aver ragione.

mi basta fare le cose giuste ed essere felice
così che la gente, vedendomi, si chiedano perchè.

che a volte è questione di fede,
indipendentemente dal fatto
di essere atei o no.
e le crociate non bastano ad essere felici

che le piante, si sa,
non basta comprarle,
ma tocca innaffiarle, o assumere un giardinire
che le curi.

che per vedere il marcio,
si sa,
basta girare la mela nel verso giusto

e io, il vasetto di yogurt
che scade tra due giorni,
non lo compro!




mercoledì 2 settembre 2009

quartoprimo

quarto primo giorno di lavoro
caffellatte preparato dall'ammiraglio
gessato neroazzurro che faffreddo stamattina
passeggiata tra i platani del parco dei tossici.

alla fermata martelli pneumatici
sigarette altrui un'affianco all'altra,
in fondo alla fila per non intossicarmi.

occhi bassi, svantaggiati, che mi danno il benvenuto
i backstreetboys per dividere l'ufficio

quarto primo giorno di lavoro, devo dire che va bene

mercoledì 24 giugno 2009

chi[tarra]

Risentivo,
seduto sulla sedia della cucina con le piastrelle unte,
con la schiena a quarantacinquegradi
 tra sedile e spagliera,
di pesantezza sparsa nei principali organi
tra testa e pene:
intestino pancia polmone cuore.

e continuavo ad osservare
le labbra dei commensali e delle commensali,
confondere la percezione con l'evidenza,
sminuendo tale differenza con risate sguaiate.

Immaginavo, con discreto impegno,
l'immagine di quel quartetto improvvisato,
seduto su sedie impagliate alla ben meglio,
che suonavano,
con lo sfondo di malinconici graffiti urbani.
Concentravo il mio sguardo
sull'unica chitarra presente,
la mia,
finita tra le delicate mani di un giovane riccioluto.

Avrei immaginato volentieri
 anche il suono di quegli strumenti,
recuperati un po' per caso,
tra quelli disponibili nella piazza.
Ma quella immagine era per me una fotografia.
Anzi,
una doppia fotografia,
che lasciava ipotizzare movimento,
ma non legittimava la presenza di suono.

E tantomeno la dolce
temperatura della serata di inzio estate,
nel quartiere popolare della capitale,
dove avrei potuto
[forse dovuto]
immaginare le mie nuove radici,
se tutto non fosse stato
così scontato e inaccettabile.

ritornando all'immagine iniziale,
mi accorsi della portella del freezer aperta,
con urla sparse
che chiaramente descrivevano sconforto,
per l'ultima birra,
dimenticata lì,
e
chiaramente
esplosa.

venerdì 29 maggio 2009

la corrente di fine estate

oggi c'è la corrente di fine estate.
quella che si forma
con la finestra della mia camera
e quella del bagno
aperta.
un vento fresco,
 che accarezza la pelle,
diverso da quello umido di mezza estate,
che ti accarezza,
ma quando zittisce,
 la pelle
la senti sporca
e appiccicaticcia.

La corrente di fine estate è fresca,
asciutta
e la pelle rimane fresca,
quando per un attimo quel sospiro si zittisce.

La corrente di fine estate,
quella che ti dice che finalmente si può dormire,
ma che tra un po' si torna a scuola
e che se proprio non sei riuscito a baciarla
quella ragazza dai capelli scuri,
che in spiaggia cammina sorridendo col suo due pezzi rosso,
beh forse l'anno prossimo ci riuscirai.

La corrente di fine estate,
ma l'estate,
questa volta
deve ancora cominciare

sabato 16 maggio 2009

sulle orme dei Taraf

beh, senza dubbio vorrei stare in mezzo a loro
Un gruppo di ebrei
che cerca di raggiungere la terra santa
e un gruppo di zingari,
di chiara etnia ROM,
che vuole raggiungere l'India

dal loro incontro nasce questo
che è come vorrei che fosse
la mia prossima festa
semplicemente
MERAVIGLIOSO


tratto dal film
Train de vie - di Radu Mihaileanu

giovedì 14 maggio 2009

braccia di gomma

il mare,
essere superiore,
mi guarda tranquillo.
trasparenza
col suo incessante,
indifferente,
su e giù.
Ritmo incalzante
ora quasi impercettibile
che solo se ci si appolaia sul confine con la terra
si notano briciole di sabbia
che pigre si lasciano smuovere
nel lento andirivieni
del tempo, della marea,
che viene e che va.

un giorno fu agitato, turbolento, intrattenibile,
ma ora no, è lento, scaldato dal sole generoso
turbato, per un attimo
da un sasso che vi precipita,
e lascia che le sue onde concentriche
si confondano con lui

equilibrio,
in movimento,
in attesa.

per godermi un altro istante,
un'altra ora,
un'altro anno.
consapevole che al di la del canneto
c'è una strada che passa
e su di essa
gente,
amici,
fratelli e sorelle.

un abbraccio per contenerli tutti,
bisognerebbe avere braccia di gomma.

venerdì 24 aprile 2009

sobri[età]

Si pensava,
passeggiando nel'immenso campo di grano maturo,
[si lo so che non è tempo di grano, è una metafora]
a come tenersi per mano
oggi sia, in fondo,
una voglia
più che un bisogno.

di come,
e questa non è mia,
dovrebbe essere più facile
essere genitori che figli,
in quanto i genitori,
figli, già lo sono stati.

e di come,
vivere la propria vita,
perseguendo le aspettative
che si hanno per i propri figli,
rende le cose difficili,
anche se figli non ce ne si ha.

di come ci starebbe bene una cascata in giardino.
di come ci starebbe bene un giardino intorno casa.
di come ci starebbe bene... avere una casa.

..e che tuttosommato
la sobrietà
è un valore
da recuperare..
.

martedì 14 aprile 2009

Carichi pendenti

ribadisco ulteriormente,

e non biasimo chi ne è stufo,
che:
critiche ironiche,

sarcastiche,
e/o di qualsivoglia natura
non costruttiva,
riferite a scelte altrui,
che non risultino allineate
con i propri criteri di giudizio,
suscita in me profonda perplessità,
oltre che profondo fastidio.

Considero inoltre imprescidibile
per una evoluzione,
spirituale,
responsabile,
fertile,
affrontare i propri fantasmi,
o eventualmente miti,
[più in genere i traumi simbolici più o meno consci],
slegandosi da ogni incarnazione mitologica,
ma perseguendo l'analisi
intimamente consapevoli del pretesto e del contesto.

Concludo elogiando,
tutte le persone amiche,
e ringraziandoli,
profondamente convinto,
per i loro sentimenti e la loro intelligenza,
li auguro la pace del cuore.

[li esorto inoltre a sfatare i tabù delle chiacchiere tra sconosciuti di sesso opposto,
a evitare di inviare SMS in piena notte oltrechè rispondervi ignorando i pali che si ha di fronte,
ad assicurare una adeguata conoscenza delle strade e le destinazioni che si hanno come obbiettivi,
 di prepararsi una risposta efficace nel caso a qualcuno venga in mente di chidervi
"di che si occupa lei?"]

martedì 27 gennaio 2009

Se non vuoi vedere, non guardare

anno nuovo,
(giadaunpo')
grafica nuova.
giusto perche,
in questi giorni,
le parole rimangono bruchi nella testa,
e proprio non celasifà a trasmutarli in farfalle.
sarà il freddo,
saranno i vari casini in giro per il mondo,
vicini e lontani,
mapperora,
abbiate pazienza,
lavoro sulle immagini.

approposito.
scusate la retorica ambientalista,
per chi l'avesse vista,
nella copertina qui sopra
(che tralaltro ancora non mi convince del tutto, qualche idea?)

ma si sa che io, nella retorica, ci sguazzo

venerdì 21 novembre 2008

certezze e autostop

qualche anno fa,
era forse il 2003,
ero arrivato a una conclusione.
una delle tante


la vita è un volo, o almeno il tentativo di farlo
e ci sono tre tipi di persone:
quelle che non sanno volare e precipitano,
quelle che hanno un paracadute, e atterrano lentamente
e quelle che sanno volare.. ma queste sono le più rare.


chi non sa volare,
percependo di precipitare,
si dispera e cerca di afferrare qualcuno.

se abbraccia chi già precipita, beh precipitano più velocemente,
ma è la sindrome del cerotto.
farla finita subito

o abbraccia chi ha il paracadute,
rallentando il precipitare ma condannando l'altro.

guai, avendoci il paracadute,
a lasciarsi afferrare da uno che precipita


poi c'è chi sa volare che abbracciando può salvare
e volare  via insieme.


e si sa, che quando uno arriva a una conclusione,
generalmente si impersonifica con la figura migliore.
per legittimarsi.


ma per volare servono certezze.
forti, costanti, imperturpabili.


le certezze... già.

che le certezze però non sono sfere.
che le sfere, da dovunque le guardi, restano sempre sfere.
da sopra, da sotto, dal lato.


qualcosa mi fa pensare che chi ha certezze,
dovrebbe star fermo dov'è,
per vedere quello che vede sempre nello stesso modo.
e sereno continuare, sorridente, a volare.


ma bisognerebbe essere umile e,
soprattutto,
consapevole che cambiando il punto di vista le cose rischiano di cambiare....


per questo la certezza non è fatta per l'uomo curioso.
non  è fatta per chi,
costantemente,
mette in discussione quel che,
fino a cinque minuti fa,
poteva essere la sua certezza.

ma la curiosità,
se non sbaglio nel Simposio Socrate ne parlava,
può rendere l'uomo arguto, 
ma convinto solo che le certezze difficilmente saranno
per lui
tali.

e qual'è quindi la soluzione?

ma le conclusioni,
giassai,
non possono finire con un punto di domanda,

le conclusioni sono risposte,
le conclusioni sono certezze,
e le certezze non fanno domande,
quelle le fanno i curiosi.


e allora mettiamo in mezzo anche la possibilità che chi sa volare,
a un certo punto,
non ce la faccia più,
e smette di farlo.
e nello smettere rendersi conto che,
in fondo,
di certezze non ce ne sono.


a questo punto la risposta è abbastanza banale:
ed è non rispondere,
ma scegliere e cominciare a camminare.
senza
però,
fare l'autostop

lunedì 27 ottobre 2008

fotosintesi crinifilliana

mi è stato osservato,
più o meno implicitamente,
che forse dovrei smettere di raccontarvi dei cavoli miei.

[i miei Cavoli,
che di lumaconi ricoperti,
all'oscurar della valle,
e con le foglie tutti buchi,
solo le più forti continuano a cresce]


Sono, come sempre,
giorni intensi,
a faccia a faccia con se stessi, con la crisi, e con chi,
tuttintorno,
continuano a farmi compagnia.

Di lavoro meglio non parlarne, davvero.


a volte viene quasi voglia di inventarsi qualcosa...
di inventarsi qualcosa...

A Manuel gli è cresciuta la cresta.
bella, rossa che ancora sta su.
Manuel,
che qualcuno già chiama Marcos, ancora non fa
chicchiricchi,
e Rita, anche lei con altri mille nomi,
ancora non fa le uova.
Ma aver un pollo e una gallina,
come animali domestici, mette allegria,


perlomento perchè, si sa, loro sono creature stupide
[hai il cervello di gallina... sei proprio un pollo!],
e al confronto ci si sente molto intelligenti.

è arrivato anche il tempo delle fave, crescono,
come sempre lentamente, in fondo all'orto.
e gli spinaci,
lidifianco,
non so se sono loro.
Che le piantine, che nascono da semi,
non sono mica facili da riconoscere
[che sia gramigna, ortica o chissacché]

Gli ultimi pomodori, Verdi, non riescono a raggiungere la maturazione.
che di sole ce n'è ma forse non abbastanza.

Forte invece è l'effetto del sole sulla mia testa.
I capelli crescono allegri,
e nonostante il kundalini cerchi di venir fuori,
il buon vecchio nido di paglia,
che molti di voi già conoscono,
è rivenuto su.

E con i capelli ricci e all'insù,
a fare fotosintesi per i pensieri,
i ragonamenti, le idee e le visioni del mondo,
si rincorrono nei cerchi soliti,
tra morale, progresso e cultura.

Ma non è ora che devo raccontarlo.
questo messaggio era solo per farvi sapere che tutto procede bene,
che la crisi qua non si sente pe' gniente
e che la scorsa settimana mi sono venuti a trovare gli architetti sostenibili,
in compagnia del muy amabile architetto chileno.

Il posto per dormire c'è, da loro collaudato.
per avere commenti rivolgersi a loro,
che vi spiegheranno.

Spero in un post più introspettivo nei prossimi giorni.
per ora vi abbraccio tutti.


 

giovedì 9 ottobre 2008

di Cavolaie di cipolle e di altre storie

oggi osservavo le foglie del cavolo.
nel senso proprio di foglie di cavolo,
il cavolo dell'orto di casa.
in generale i cavoli stanno venendo su,
da quando, piantine in vasi di plastica,
(eh già plastica...)
le abbiamo trapiantate nel terreno,
vangato, compostato e zappato.
Appaiono però buchi sparsi sulle foglie.
La causa pensavamo fosse una,
le lumache, quelle che si portano dietro la casa.
Erano presenti, infatti, rimasugli di sbavature, che non lasciavano dubbi.
Oggi però nel mio giro quotidiano per l'orto,
ho visto una cosa che mi ha fatto venire i brividi.
dei piccoli lombrichetti, della lunghezza di circa un centimetro,
avevano organizzato un sittin sulla foglia di un cavolo.
erano una quindicina.
Trattasi, e lo dico in base alle indicazione della nostra bibbia da orto,
di cavolaie,
farfalle che depongono le uova nella parte di dietro delle foglie,
che successivamente si schiudono e liberano queste larvette,
golose di foglie tenere di cavolo.
Armato di pinzetta e di una coppetta ho liberato le foglie
sia delle larve che delle uova.
Le foglie risultano mangiucchiate ma ancora utili.
le larve le ho date a Rita e Manuel, i polli, che hanno gradito.
Critici, alcuni componenti della casa, sul mio procedimento:
anche le larve sono esseri viventi...


Per le cipolle ho interrato i bulbini che,
nati dai semi,
l'autunno scorso, sono stati conservati.
Le cipolle che compriamo al supermarket difficilmente arrivano direttamente da seme.
ci sono due fasi, come predetto.
approfittanto del fazzoletto di terra utilizzato per metà dalle cipolle,
ho interrato qualche spicchio d'aglio.
L'aglio, per venir su, non ha seme.
o meglio, il seme è rappresentato da uno spicchio di aglio già venuto su.
da quello nasce la nuova pianta.


In questi giorni si è parlato molto di armonia e equilibrio.
da quanto ho capito le cose stanno così.
esiste un tempo, quello che va al di la degli orologi e dei calendari,
che è il tempo delle stagioni, delle stelle, dei pianeti e della luna.
l'uomo, non so se arrogante, intraprendente o sbadato, da un po' di tempo,
al contrario di quel che avveniva in passato,
ha cominciato a ignorare questo tempo,
cercando con la tecnica e la scienza, di modificarlo,
per renderlo più comodo e allineato alle proprio esigenze
(cioè avere tutto quando je pare a lui!)
pare funzioni
(vedi i supermercati sempre pieni di tutto ciò che a uno gli passa per la testa),
il problema però ha due facce:
la faccia interna,
che porta l'uomo a stressarsi instancabilmente,
al fine di sfruttare queste opportunità al massimo,
(del resto spaccandosi il culo tutto il giorno se lo dovra pure meritare);
la faccia esterna,
legata al fatto che tutto il resto che sta
al di là del sociale,
si trova in totale contrasto con i ritmi umani,
e reagisce difendendosi in maniera
più o meno organizzata,
più o meno violenta,
più o meno efficace.
Ciò porta a far stressare sempre più l'umano,
con ripercussioni che lasciano sempre più perplessi,
sia dal punto di vista sociale
che dal punto di vista ambientale.


Rimango, mio malgrado,
ancora disoccuppato.
L'orto ancora non soddisfa le mie esigenze alimentari,
e per entrare a pieno regime ci vorrà,
perlomeno,
un annetto.
I tempi dell'agricoltura sono lunghi.
I cavoli erano piantine un mese va.
ora sono piantine più grandi, con le foglie bucate.
le cipolle e l'aglio riposano sotto terra,
e chissa quando spunteranno le prime foglioline.


A volte verrebbe voglia di andare al supermercato,
a comprare un paio di palle di verza.


i soldi, con il loro ghigno brillante,
allontanano gli occhi dalle stelle.


ps. per chi fosse curioso di saperlo, ora vivo qui.

giovedì 2 ottobre 2008

amarmale

dormire, è sempre stato il mio vizio.

forse solo l'amore potrebbe averlo vinto.
l'amore, o forse l'amar male.

forse sono i sogni,
quelli del sonno,
chechissaperchè
- e qualcuno potrebbe anche spiegarmelo -
hanno lo stesso nome dei sogni,
quelli reali, quelli che dalla realtà si tende.

il mio sogno e vivere in campagna
il mio sogno è avere dei bambini
il mio sogno...
ma la realtà è realtà..
il sonno è sonno.
e i sogni,
quelli del sonno,
hanno colori diversi.
e non sempre ce li si ricorda,
non sempre ci si sveglia col sorriso.


la casa continua ad esistere.
qualche giorno fa ho fatto le orecchiette. con farina integrale.
è la prima volta che le facevo.
e non sapevo neppure come si facessero.
ho cominciato.
la prima, la seconda e la terza.
non erano orecchiette.
ma poi piano piano ricordi inconsci mi hanno fatto migliorare
e via con le prime orecchiette vere..
a forma di orecchiette per intenderci.
per condirle c'ho fatto il sugo, quello rosso, quello pummarò.
ma non c'era cipolla
e allora via, aglio, due capperi e basilico.
buono,
anche se i contorni instabili delle orecchiette creavano
durezze eterogenee, al limite croccanti.


comincio ad interagire interessato con Romeo, sei mesi.
ci gioco, gli faccio fare ginnastica.
E lui mi sorride,
contento,
senza spiccicar parola, solo mugugni
ma sembro piacerli e quando solo mi vede,
sorride.


ho trapiantato i cavolfiori, i cavoli romani
(quelli che fanno su la spirale verde)
i porri e il radicchio.
Rita e Manuel stanno bene,
scorrazzano liberi per il cortile
beccando l'erba e seguendo chi si avvicina,
in attesa di riso avanzato,
scorze di formaggio,
o quel che passa al covento.


Sono in attesa di feedback dei colloqui sostenuti in azienda.
Credo che sia arrivato il momento di riattivarmi un attimo.
non per pessimismo,
ma semplicemente perchè c'ho voglia di fare,
di cercare.
ormai la condizione di disoccupato mi ha annoiato,
più che altro perchè mi castro,
e se non lavoro non mi sento neppure in diritto di svagarmi.


ieri ho tagliato la legna, con l'accetta. proprio come nei film.
poggi il tronchetto sulla base e zac!
tagli a metà. divertente direi.. e ho capito alcune cose:



che non bisogna metterci troppa forza,
che il peso dell'accetta è sufficiente per il colpo.

che quando il trochetto è duro,
e non si taglia al primo colpo,
tocca dargli un altro paio di botte,
che con il tronchetto incastrato con l'accetta, risultano più forti, le botte,
perchè il peso del tronchetto
rafforza quello dell'accetta.
e il tronchetto, inconsapevolmente aiuta a farsi rompere.

che la forza, come detto, non basta,
e che c'è bisogno di precisione, per rompere il tronco nel mezzo.


 

mercoledì 23 luglio 2008

marché de l'aligre

Se è vero che è negli occhi di chi guarda, la percezione di Parigi, ragazzi miei, è davvero serena ed estasiata. Quintali di scenari diversi che si alternano come un pezzo di caparezza dei bei tempi (non è che l'ultimo album mi abbia stupito).


Sarà per il sole caldo che splende imperterrito nel cielo azzurro, sarà per il dolce far nulla del vostro amato viaggiatore fannullone ma questa città, ogni giorno, mi stupisce dolcemente.

IMG_1882Finalmente una città dove davvero convivono popoli e genti e che lasciano, nel loro esistere, tracce definite di passaggi multietnici. Cinesi, arabi, pakistani (o indiani... sinceramente non so), africani descritti dall'immaginario collettivo.. ma chiaramente francesi con il loro genuino istinto nel preservare certe cose (oggi una tizia ma strillato che col rosso non si passa neanche in bicicletta.. e lei era a 6 metri da me) si alternano e convivono in spazi a
pallazzibassi,
parchisparsi
e
fiumicanaliquieti...


IMG_1863Sarà perché qui (cheilsignoresialodato) le biciclette rappresentano un opzione reale e non una scelta rivoluzionaria (lo era anche a sivilla per intenderci) ma poter entrare nel louvre (nella piazze intendo..) con la bici e girare intorno alla piramide a vetri (sepolcro della maddalena a quanto pare) lascia veramente di stucco.


E siccome il vostro beneamato dovrà far pur qualcosa oltre che girare a fannulloneggiare, ieri sono stato al mercato per comprare cibarie varie.. chiaramente in ritardo come di norma, mi ritrovai impietrito ed entusiasta a guardare i mercanti smontare le baracche... ma non solo.
IMG_1859


IMG_1862


..Le immagini che di fronte ai miei occhi si sviluppavano serene erano ben altre...



IMG_1855Un piccolo rendeteviconto per descrivere il mercato. Parliamo del marché d'aligre (che già il nome è tutto un programma) una via con piazza inclusa dove dalla mattina fino alle 2 del pomeriggio vengono montate (e smontate) le bancarelle dei venditori di frutta e verdura. Dietro le bancarelle rimangono comunque i negozietti (sempre di genere alimentari) che rimangono stabili li: pescherie, panifici, alimentari, macellai, che creano una cornice al mercato davvero originale. Nella piazzetta invece si passa al mercato di vestiti usati e di artigianato. Le bancarelle, principalmente, sono gestiti da arabi franceseablanti con frutte esotiche e verdure un po' meno esotiche (badate bene zucchine e melanzane a 1 euro.. ananas interi a 1,50 euria pezzo!!!)


IMG_1858i prezzi in realtà sono da mercato nel senso che arrivando alle 10 del mattino sono in un certo modo altini, ma più passa il tempo più il prezzo cala, fino a che, nell'ora di chiusura si trovano le migliori occasioni con cesti di verdura ad un euro.


Esistono anche bancarelle di francesi, ma chissacom'è i prezzi sono raddoppiati, anche se la presentazione è molto più folkloristica (cesti di vimini e prezzemolosparso su pomodori e fragole).


 


 


 


 


 


 


 
Ma non voglio ammorbarvi con questi racconti, quanto con le immagini del mercato in chiusura. 


Oltre alla merce lasciata in strada impilata pIMG_1857rima di essere messa nei depositi li vicini, la fauna presente e inimmaginabile, principalmente gente che aspetta la chiusura per riempire buste e cestini con prodotti che il giorno dopo sarebbero ormai andati e che vengono lasciate in cassette di frutta alla mercè della gente che passa, clochard, ma non solo. Sinceramente diventa intrigante pensare di rovistare nelle cassette abbandonate alla ricerca del frutto proibito e vi dirò, che quello che si intravedeva non era assolutamente roba marcia o strafatta ma semplicemente non perfetta, e lo sapete bene, ragazzi miei, che la perfezione, senza stress, non è necessaria.


 


 


 


 


 


 


 


Vi lascio qualche immagine, che avrei voluto commentare maggiormente, ma mi sa che mi vado ad aprire un ananas e mangio qualcosa..


IMG_1861

IMG_1865


IMG_1949ps. a proposito essendo ospite della amato amicopadrone che ha casa dietro notredame (afacciaducazz..!), mi sono permesso di comprare un aglio in un negozietto carino li vicino... con risultati fallimentari.. a voi l'ardua sentenza....

lunedì 2 giugno 2008

tornato

di passaggio


ancora in viaggio


ma sono a Roma


ma non provatemi a chiamare


non ho il cellulare


la spagna ormai rimane dove sta


io, continuo a muovermi


 

sabato 10 maggio 2008

carta

che a volte, prima o poi, il tempo che passa  ti pone di fronte a delle scelte.


Ti pone domande.


E non sono quelle domande che, volendo, puoi fare a meno di rispondere.


Sono domande che esigono.


Domande che ti pone il tempo, questo si,


ma quando te le pone, usa la tua voce.


Non proprio la voce con la quale parli. Ma la voce del pensiero.


La voce che senti quando pensi.


Una voce senza suono.


Ma che sai che è la tua.


 


Sono domande che puoi ignorare, inizialmente.


Poi sorridere,


senza, tuttavia,


 rispondere.


Poi possono emozionare,


impaurirti,


portarti col pensiero al di là di quel che il destino,


qualunque esso sia,


pensi sappia già.


E puoi continuare a non rispondere.


Ma più il tempo passa, più quella domanda, quando meno te lo aspetti, viene fuori.


E quello stesso destino, ironico,


di un'ironia che non ti può lasciare indifferente,


si prende gioco di te, lasciando che i tuoi occhi, senza volerlo,


si fissino su quella scritta;


che le tue orecchie percepiscono una parola;


i ricordi, per uno strano gioco,


una notte insonne ti ci riportano, lentamente, dolcemente.



E non serve orologio,


non serve calendario,


per misurare il tempo che passa.


Perche il tempo è fermo, aspettando la tua risposta.


E tutto il resto sono solo distrazioni.


Creare. Distruggere.


E lui, in silenzio è li che aspetta.


 


È chiaro, ormai, qual è la questione.


Tutti l'hanno già capita.


Rischiare o continuare a seguire i cartelli che,


rigorosi,


indicano la tua, auspicata, direzione.


Ora, sapendo come sei fatta o come sei fatto,


già so che in te, il dubbio, neanche si pone.


Come non se lo pone nessuno.


È che però tutti, o la maggior parte, sceglie, nel bivio, l'altra parte.


Che non so quale sia quella giusta o quella sbagliata.


O meglio, come sempre,


dipende...


 


E arriva il momento della risposta.


Un gesto. Una parola. E la scelta è ormai definitiva.


E crolla, repentinamente, l'altra opzione.


E i residui, da essa lasciati, rimarranno li, per i posteri, affinché possano ricordare.


Saranno sensi di colpa.


Pentimento.


Ma anche no. A volte orgoglio.


A volte "per fortuna che ho deciso così"

giovedì 24 aprile 2008

ore 13.00
31 gradi
10 euro per riparare la blanquita
una telefonata senza risposta
45 centesimi nella tasca
22 minuti su internet
3 amici que arrivano nei prossimi 3 giorni
una scelta da prendere
sei sicuro?

lunedì 21 aprile 2008

sole...

un giorno,
qualcuno,
(che potrei essere benissimo io ubriaco, ma non me lo ricordo)
si chiese


"è più facile partire
o tornare?"


poi chiuse gli occhi
e vomitò sul divano


tornò il sole nella capitale andaluza
dopo giorni ventilati e di pioggia
il cielo si apri
e illumino la piantina di edera poggiata sul como
nella camera del nostro eroe.


si avvicina una settimana piuttosto intensa
gente che torna e riempie gli spazi comparititi