lunedì 12 marzo 2007

caffè Veneto

che alla fine ieri ci sono andato a prendere un caffè con l'Amanda. che era da tempo che non ci parlavo, ma non so perchè ma tuttuntratto m'è parso che il suo accento fosse Veneto.


Che è sempre difficile decidere di andare a prendere un caffè con una donna.


Mi hanno detto un giorno che a Tirana [sembra lontana ma tra Tirana e Taranto ci sono meno chilometri che tra Agrigento e Bardonecchio, che non è in Veneto ma è lontano uguale] se un uomo e una donna vanno a prendere un caffe insieme è una sorta di promessa di matrimonio.


Che non sai mai se lei ci sta provando, se lei pensa che tu ci stia provando.


perchè andarsi a prendere un caffè secondo me è una bella mossa se una ti piace. Abbastanza intimo e con infinite destini successivi.

[destino 1. dopo il caffe parte l'amaro e poi un altro amaro e poi chissà]
[destino 2. Lei: "si è fatta una certa, ho da fare"]
[destino 3. Lui: "c'è una libreria qua dietro andiamo a dare un occhiata"]
[destino 4. Lui: "Io abito proprio qui dietro è un mio amico mi ha spedito delle cose da amsterdam....se ti può interessare.."]
[destino 5. Lei:"a me il caffe mi eccita" Lui "in che senso?"]
[destino 6. Lei:"mi ha fatto piacere conoscerti. il mio ragazzo è qui fuori. sentiamoci"]


Ora.
Il problema è che, come ben sapete, Amanda non esiste, o meglio non esiste più. prima esisteva.
Ora non più.
Questo vuol dire che potevo anche provarci, ma non è questo il motivo per cui vai a prendere un caffè con una che non esiste più. Sarebbe come darsi una zappa sui piedi.
Però è stata lei a chiamarmi. ed io credo che ad Amanda non le riuscirò mai a dire di No
.


Ora.
Ero al bar serbo vicino lo scalo S.Lorenzo, e mi ero preso apposta un pomeriggio libero dal negozio di cioccolatini, il mio nuovo lavoro.

ero seduto al bancone, perchè a me la gente seduta ai tavolini da sola, mi mette un po' tristezza. allora ero seduto sullo sgabello, da solo, ma al bancone, sorseggiando una deliziosa Grappa al Montenegro, in uno di quei bicchieri col fondo pesante e con la linea per indicare fino a quando versare, ma che nei bar che piacciono a noi quella linea si sa, si deve superare. Era il bar sbagliato, lo sapevo, ma ero in anticipo di tre quarti d'ora.
Quando mancava solo un quarto d'ora mi arriva il suo messaggio.


"sono in ritardo, anzi non so se riesco a venire. Ma devo parlarti"


telefono scarico. in tutti i sensi. e mi crepa lì.
esco fuori e mi fumo una sigaretta. poi mi ricordo che sto smettendo e dopo 3 tiri la getto. e aspetto che mi venga una idea. Ma l'idea non arriva. E me ne torno a casa.


lei sa dove abito.


Metto su la bialettiakiazze per il cappuccino. alzo gli occhi.
sento un rumore.
Lei è qui.
a piedi scalzi entra in cucina. e si siede.


"Forse è arrivato il momento che tu mi restituisca le chiavi non credi?" le dico io.


e abbiamo preso il caffé.
in fondo non è male questo accento Veneto.

giovedì 8 marzo 2007

buio

sarebbe anche ora di spegnere la luce.
giusto per un po'.
giusto il tempo per riposarmi.
ed è inutile che continui a versare acqua in un bicchiere già colmo.
l'acqua la devi bere.
smettila di versare.


che poi fa anche un po freddo.
Si lo so che l'inverno quasi non sìè fatto vivo questanno
ma io la mattina,
quando apro gli occhi,
non ce la faccio proprio ad uscire da sotto le coperte.


una bella doccia calda.
ad occhi chiusi,
con il getto sulle spalle.
e rimanere lì a riprendere forma.


se chiama qualcuno non ci sono.
di pure che sono morto,
e che la richiamo io.


che la gente sa dove vuole andare.
ma dopo un paio di passi cambia idea.
e allora smetto di guardarti,
se ti da fastidio.
anche se poi,
in fondo,
non ti ho guardato mai.
e se pensi che il mio sorriso sia un difetto di fabbrica,
beh non credo di essere un pezzo unico.


che se ad un certo punto lo capisci qual'è il problema
e ti chiedi "basterà?"
stai attento
la mediocrità ti annulla

martedì 6 marzo 2007

cinque giorni

che ieri poi ho visto Amanda.
Insogno, però, che mica esiste Amanda.
che mi ha detto, "come stai" e io "bene" e lei "lo sai che non puoi essere felice per più di cinque giorni di seguito", e dicendo così arrotolava, con le sue manine lisce e le unghia mozzicate, una cordoncino di spago intorno ad una trottola col la punta di ferro.


e quando ho aperto gli occhi, che ancora non sapevo che la tapparella era alzata, la luce mi ha supito abbagliato e allora li ho richiusi.


E lei era ancora li, ferma ad aspettarmi. "ma non sono un po' pochini cinque giorni?" le ho chiesto io accarezzandomi la barba. E lei che guardava serena la trottola che girava tuttaintorno al proprio asse mi risponde "che non ti basta?". a quel punto ha cominciato a girare pure lei sul proprio asse e la sua gonna tuttepieghe si alzava e io non avevo il coraggio di guardar di sotto, perchè io Amanda non l'avevo mai vista nuda. E siccome le sue gambe sono bellissime, ho subito chiuso gli occhi e lei mi ha detto "puoi guardare..."


ho riaperto gli occhi e c'era un moscone che sul soffitto mi guardava da su a giù. e chissa cosa c'aveva da guardare. E c'erà pure un bel profumo di ragù che veniva dalla cucina, tipo il ragù che faceva Amanda quando esisteva.


"cinque giorni, non di più" mi ha ripetuto lei con la gonna ferma che non svolazzava più. si era seduta per terra con le gambe incrociate e la gonna poggiata così, distrattamente. "non si può mica essere felici sempre..." le ho risposto io. "Beh sarebbe bello, ma per più di cinque giorni di seguito proprio non si può..."


Quando mi sono alzato e mi sono dimenticato questo sogno, ero felice, perchè di lì c'era il ragù, e per un attimo ho pure sperato che ci fosse lei.

mercoledì 28 febbraio 2007

volevo lasciarti [questo commento...]

[visto che non scrivi tu scrivo io]
è una lotta.
ma di quelle dure.
me contro me stesso.
c'ho voglia,
ma non voglio.
[devoresisteredevoresisteredevoresistere]
perchè se lo faccio poi,
[giassòdovenandrò]
so che me ne pento.


ma quanto durerò ancora?
quanto ancora?
[resistiresistiresisti]


ma chi me l'ha fatta fare a cominciare?
che cominciare è difficile
[è vero, è difficile]
ma ricominciare è ancora più difficile
[non è vero, è più facile]


e allora perchè barcollo
[perchè sono ubriaco, non percepisci il mio alitoetilico?]?
perchè ci ritorno
[tutto torna]?


un altro bicchiere
e tutto scorderò


garsòn!


[ogni riferimento a


paranoie,


statodanimo,


stordimento,


paura


è puramente,


ed eventualmente,


casuale]

precipit[oso?]

precipitoso
oggi mi sento
decisamente
precipitoso
nel senso che
volentieri
e con costante lentezza
[anche se le leggi del moto me lo impedirebbero]
precipiterei
ad occhi chiusi
a braccia aperte
con bocca sorridente


chiaramente senza schiantarmi al suolo
[che non sarebbe carino nei confronti del suolo]


magari rimbalzando
per ritrovarmi chissàddove
ad incontrare gente
a passeggiar per vicoli sconosciuti
magari in un posto al sole
[che non sia su rai3, s'intende]


o magari bucandolo il suolo
[tranquillo suolo, si fa per dire]
e ritrovarmi dall'altra parte del mondo
[che poi se il mondo fosse piatto ci sarebbe comunque la legge di gravità..?]
che poi quando si pensava che il mondo era piatto
mi sa che sotto non c'era un vero e proprio mondo vero?
magari c'era un'altra
tipo
dimensione
embè io là volevo stare oggi,
appeso da qualche parte
e poi lasciarmi andare
e precipitare
[nel caso la gravità non avesse cambiato verso]
nuovamente
in quello che ci sarebbe
[se il mondo fosse stato piatto]
li di sotto...
che chissa se sotto sotto
ci sarebbe stato un altro suolo...




...ad aspettarmi...



martedì 27 febbraio 2007

mista[ke?]

c'è sempre grossa soddisfazione
nello spa sbah sbagk sbagliare.
intendo quando si sbaglia e si è convinti di aver ragione.
e si pensa
"non c'è ombra di dubbio... sono gli altri che sbagliano"
e continui a percorrere la stessa strada.
e continui a fare lo stesso errore.
e continui a pensare che siano gli altri a sbagliare.


poi ad un certo punto il gioco svanisce.
il folletto dell'ignoranza tira fuori,
dal suo sacchetto con le stelline,
la verità.
un pezzetto alla volta.
piano piano piano.


e tu
piano piano piano
cominci a raccogliere i pezzi.
e anche quando mettendo insieme i pezzi leggi la scritta.
"hai sbagliato",
tu continui a pensare
"non c'è ombra di dubbio... sono gli altri che sbagliano"


e allora vai da Dio e gli dici.
"Dio,
io non ci posso fare niente,
sono gli altri che sbagliano"


e Dio,
sotto i suoi baffoni belli sorride e ti sbuffa la nuvola dell'umiltà,


che ti colpisce in piena faccia..
ti si appanna per un attimo la vista, un colpo di tosse e poi tutto torna chiaro,
i muscoli si rilassano
e a quel punto dici
ok..
...
ricomincio

lunedì 26 febbraio 2007

Marea

facciamo che ti amo
facciamo che me ne frego e ti amo
facciamo che anche se tu non lo sai se mi ami, io ti amo
e ora?
che succede?..
o meglio
cosa dovrebbe succedere?


facciamo che non te l'ho detto che ti amo
[che in fondo non te l'ho detto]
allora
facciamo che non me lo sono detto che ti amo..
facciamo che ci amiamo ma non ce lo diciamo
va meglio?


facciamo che quando ti guardo così [] significa che ti amo
facciamo che dopo che dici una cosa e io sto zitto e respiro vuol dire che ti amo


[però non ti addormentare..no..non farlo...noooooooooo]


Allora facciamo che se tu dormi e io ti guardo così [] e sto zitto vuol dire che ti amo
si, mi sembra la soluzione migliore


[...come ti chiami scusa... che non mi ricordo...]